ideometer-yellow

Scritto in data:  Aprile 22, 2020

Cosa vuol dire DAVVERO “farsi un selfie”

scimmia-che-fa-selfie

“Farsi un selfie”. Ci vuole meno di un secondo per farsene uno, ma cosa si nasconde dietro un semplice click?



Durante il mio primo anno di università ho vissuto una settimana un po’ complicata. Avevo appena dato l’esame di “Analisi 1” e dopo mesi passati a recuperare tutti gli argomenti che avevo studiato con molta approssimazione durante il liceo mi sentivo scoraggiato: non ero per niente soddisfatto.

Insieme ad un mio compagno di università decidemmo, quindi, di svagare la mente con una sfida un po’ particolare: fare 1000 selfie con degli sconosciuti. Purtroppo ci siamo fermati prima dei 100, ma è stato davvero divertente e abbiamo conosciuto tantissime persone. Ma “farsi un selfie” è davvero così facile?


La luce è una fonte di informazioni intrinseche

Non so se ti sei mai chiesto in che modo i tuoi occhi riescano a percepire i segnali che ti circondano, ma ottenere a livello elettronico lo stesso risultato ha richiesto moltissimi anni di ricerche e studi.

Tutta l’informazione visibile passa attraverso la luce. Non tutti sanno che in realtà noi vediamo soltanto una piccola parte del mondo che ci circonda: quello che riusciamo a percepire attraverso coni e bastoncelli, i fotorecettori del nostro corpo umano, si chiama spettro visibile della luce. Esistono tuttavia delle “porzioni” che noi non siamo in grado di percepire con gli occhi (raggi UV e raggi infrarossi).

La luce ci dà moltissime informazioni attraverso le sue proprietà fisiche e gli elementi con cui interagisce: dà colore al mondo che vediamo, ci aiuta a capire la profondità degli oggetti e soprattutto ci regala paesaggi spettacolari attraverso tramonti, albe e aurore boreali.


Per “farsi un selfie” bisogna catturare la luce

I coni e i bastoncelli sono elementi organici che attraverso alcune proteine riescono a trasformare la luce in un impulso elettrico interpretabile dal nostro cervello. Se hai letto il primo approfondimento sui segnali elettrici (lo trovi qui) avrai sicuramente capito che sono a tutti gli effetti dei trasduttori: oggetti in grado di trasformare un tipo di segnale in un altro. Quello che abbiamo fatto per simulare con la tecnologia un trasduttore umano è stato costruire un sensore in grado di reagire alla luce per poi generare un segnale elettrico analogo.

Questo tipo di segnale contiene sotto forma di elettricità tutto quello che i nostri occhi possono vedere. A questo punto non resta che invertire il processo e riemettere quella luce dal dispositivo elettronico.

In realtà attualmente le cose funzionano in modo leggermente diverso. Il segnale registrato dalla maggior parte dei sensori fotografici contemporanei è di tipo digitale (prossimamente ne parleremo in modo più accurato). Questo vuol dire che l’informazione è stata elaborata ulteriormente per essere più facilmente manipolabile.

foto-cellulare

Come è fatto il display del tuo smartphone

E’ possibile immaginare ogni immagine conservata sul tuo smartphone come una griglia composta da molti quadratini colorati: i pixel. I nostri occhi percepiscono questi pixel come un agglomerato continuo e da una certa distanza non distinguono i singoli che sono piccolissimi. Questo vuol dire che, quando visualizzi una foto sul tuo cellulare, la CPU (il componente elettronico che si occupa di eseguire la maggior parte delle operazioni) o se presente la GPU (si occupa specificatamente di operazioni grafiche) dovranno calcolare per quella singola immagine tutti i pixel da accendere sul display e sceglierne il colore.


Il segnale elettrico viene salvato come dato

Per salvare le informazioni del segnale elettrico si possono utilizzare vari metodi. I valori di tensione registrati possono essere conservati attraverso delle memorie basate su materiali semiconduttori in grado di conservare la carica elettrica. In questo modo l’informazione viene salvata sul nostro smartphone, ricevendo prima un’elaborazione e un tipo di codifica. Codificare un segnale serve a creare una sorta di convenzione su come interpretarlo o modificarlo ed è il motivo principale da cui in seguito si sono sviluppate le estensioni (PNG, JPEG, GIF ecc..) ma questo argomento richiede un approfondimento a sé. Per approfondire su come le informazioni vengono codificate puoi leggere questo articolo.

Una volta conservato il segnale come file possiamo averne accesso a nostro piacimento e finalmente condividere quella foto sui tutti i nostri social.

In meno di un secondo il tuo viso compare davanti ai tuoi occhi nascondendoti, come fa la luce, la sua parte migliore. René Magritte diceva “Ceci n’est pas una pipe” (questa non è una pipa) e allo stesso modo quel viso è molto più di una semplice foto su uno smartphone comprato al Black Friday come fosse l’affare migliore della tua vita.

Grazie di avermi letto. Come sempre se ti è piaciuto l’articolo condividilo con i tuoi amici. Se ancora non ne fai parte entra nel mio canale Telegram (lo trovi qui)per rimanere sempre aggiornato su tutte le novità del sito. Ci leggiamo alla prossima!

Per chi vuole approfondire

Sensori fotografici: https://www.fotografareindigitale.com/il-sensore-fotografico/939

Memoria Flash: https://www.sqp.it/guida-shopping/come-funziona-memoria-flash

Estensioni: https://fastweb.it/web-e-digital/dal-jpg-al-png-tutti-i-formati-file-immagine-piu-utilizzati/

📝Autore

Gallottino

Giovane studente di ingegneria informatica. Appassionato di tecnologia e giochi. Collezionista di progetti iniziati e mai finiti. Adora dormire con la scusa di essere un instancabile sognatore.

📮 CANALE TELEGRAM

Se vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità del canale puoi iscriverti al canale Telegram del blog. All'interno troverai informazioni extra riguardo gli articoli, comunicazioni di vario genere e tutti i progressi che il blog sta facendo. Iscriviti al canale e non perderti nessun aggiornamento!

ISCRIVITI QUI!

📚Articoli correlati

Ti è piacuto l'articolo? Leggine un altro!