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Scritto in data:  Aprile 30, 2020

La logica di mercato “malata” del giornalismo contemporaneo

Il problema delle “Fake News” siamo noi. Abbiamo il controllo su come le informazioni circolano sul web, dobbiamo solo fare le scelte giuste.



Stiamo attraversando una crisi gigantesca nel sistema informativo mondiale. Ma non voglio girarci intorno: la colpa è nostra. Siamo noi ad avere il potere di dare e togliere visibilità a qualcosa. E spesso questo potere non lo usiamo bene. Non è un problema di fake news, di etica del giornalismo, di essere informati su quello che accade. O meglio, non solo. Il problema nasce dalla grandissima visibilità che possiamo dare alle informazioni, giuste o sbagliate che siano, e di cui spesso non siamo consapevoli. La tecnologia ci ha dato degli strumenti divulgativi capaci di raggiungere velocità straordinarie in termini di diffusione. Questo ha sia dei grandissimi vantaggi, sia dei giganteschi problemi.



Guadagnare su internet

Su internet si guadagnano un sacco di soldi. E parliamo di cifre altissime. Personalmente sono convinto che sia il posto in cui si sposterà la maggior parte del traffico di denaro nel prossimo futuro, sempre che non lo sia già. Il problema principale, dato che la maggior parte degli introiti deriva dalla pubblicità, nasce dal fatto che c’è bisogno di conquistare un certo pubblico a cui indirizzare i contenuti. Più audience vuol dire più inserzioni visualizzate, più visualizzazioni vuol dire più soldi. Dietro il meccanismo della cattiva informazione si nasconde una problematica di natura economica. Io non so se questa cosa sia chiara a tutti oppure no. Magari è solo una mia infondata preoccupazione, ma essere consapevoli delle grandi quantità di denaro che girano dietro la condivisione di notizie è fondamentale nella scelta che facciamo ogni giorno su quali contenuti premiare e quali invece lasciare in disparte. Questa consapevolezza potrebbe diventare l’anticamera di un’esitazione alle miriadi di pensieri sparsi che le notizie false o parziali possono scaturire. Anche se il nostro intento è quello di criticare la notizia.



“Clickbait” e contenuto zero

Abbiamo la possibilità di essere parte del meccanismo con cui l’informazione si muove nel Web. Le condivisioni sono il motore principale. Ma le gestiamo noi! E’ inutile fare finta di niente: quello che riceviamo è quello che chiediamo. E lo dimostrano i numeri. Quando leggiamo un titolo, dobbiamo cercare di farlo con un forte senso critico. Il titolo è il primo elemento comunicativo che colpisce il lettore: se è funzionale (a prescindere dal fatto che rispecchi il contenuto dell’articolo) si acquisisce un lettore in più. Ho sempre pensato di essere abbastanza bravo a capire se fidarmi o meno di qualcosa. La verità è che in questi mesi ho fatto una fatica enorme. Sono stato molto meno bravo di quanto pensassi a capire quale contenuto premiare. Non è stato facile. Certo, alcuni titoli non lasciavano spazio a dubbi, ma sta diventando sempre più difficile percepire le sottili differenze tra informazione e voglia di indirizzare un certo tipo di traffico su un determinato sito solo per profitto.

Siamo inondati da titoli forvianti e contenuti inesistenti, e la cosa più drammatica è che siamo proprio noi a permettere a determinati articoli di circolare più velocemente. Tutti ti invitano a premere il tasto CONDIVIDI: non farlo con leggerezza! Siamo tutti insieme un grandissimo cartellone pubblicitario. NON diamo visibilità ad articoli che non meritano neanche di esistere. NON parliamone, NON critichiamoli, NON condividiamoli. Dobbiamo invertire il trend, ignorare ciò che è dannoso e dare più visibilità a ciò che riteniamo importante. Non è facile, lo so.



Effetto Streisand

Qualcuno potrebbe obiettare che l’ormai amatissimo debunking abbia un importante valore sociale. La verità è che molte volte rischia di polarizzare ancora di più l’opinione pubblica. Spesso, non sempre, succede esattamente questo. Abbiamo capito a nostre spese che non basta informare le persone sulla veridicità o meno di un qualcosa, anche se rimane doveroso. Condividendo anche in modo critico un articolo, gli offriamo più visibilità. Non illudiamoci che la nostra possa essere positiva. Più visibilità, più denaro. E’ un cane che si morde la coda. Cerchiamo di diventare il gatto, che se ne frega sempre un po’ di tutto e tutti. Questo non vuol dire rinunciare alla feroce guerra culturale che abbiamo il dovere di combattere. Vuol dire solo riconoscere che il nostro “nemico” è in realtà una persona come noi, che ha bisogno di amore, di affetto, di comprensione. Non riusciremo a conquistare la fiducia delle persone “blastandole”.

L’effetto Streisand è proprio questo: dare visibilità a qualcosa con il tentativo di cercare di nasconderla. L’aneddoto relativo a questo nome nasce da una strana vicenda in cui un fotografo di nome Mike Masnick pubblicò sul suo sito la foto della villa personale della famosissima cantante e attrice Barbra Streisand. Lei intentò una causa legale al fine di ricevere un risarcimento di 10 milioni di dollari, sostenendo che ci fosse una violazione della sua privacy. La notizia della denuncia fece il giro del mondo, attirando una grandissima attenzione mediatica nei confronti di questa faccenda. Il risultato fu che quella foto, nel 2003 quando internet era ancora un neonato, ottenne 420 000 visualizzazioni (vorrei ricordare che Barbra Streisand voleva proteggere la sua privacy). L’intento di nascondere qualcosa si trasformò drammaticamente in un caso indice, tanto famoso che ne sto parlando anche io adesso nel 2020. Si scoprì in seguito, tra le tante cose, che quella foto era già pubblicata su un altro sito.

E’ evidente che il modello da seguire non è la censura, ma la responsabilità individuale. Utopia? Forse, ma non usiamola come scusa per evitare di sentirci parte del problema.



Responsabilità

Abbiamo una grandissima responsabilità. Le emozioni regolano tutto quello che facciamo. Possiamo ritenerci le persone più razionali dell’Universo, ma dentro di noi lo sappiamo che mentiamo. Siamo fatti di emozioni ed è una cosa bellissima. Le emozioni però hanno bisogno di essere guidate, indirizzate, governate. Se devo essere sincero io non sono per niente bravo in questo, ma come tutti ci sto lavorando sodo.

Ecco il motivo per cui molti titoli puntano a suscitare un’emozione. Anche il mio titolo è stato pensato con questo intento, solo che a differenza di molti non guadagno niente da quello che scrivo. Se ti guardi intorno non troverai neanche un banner pubblicitario. Questo non vuol dire che ci sia qualcosa di sbagliato nel monetizzare i propri contenuti. Quello che conta è che ci siano contenuti. Personalmente ho deciso di iniziare questa battaglia culturale senza il desiderio di ricevere un compenso economico in cambio. E’ un modo di cercare di rimanere sempre integro. Da parte mia avrete la massima trasparenza e sincerità, in ogni caso.

Siamo noi la chiave di tutto, lo siamo in qualsiasi ambito. Siamo quella goccia nell’oceano che è capace di generare onde altissime. Lo siamo nei problemi ambientali, lo siamo nei problemi personali, lo siamo nei problemi sociali. Siamo noi i protagonisti della società che viviamo. Le parole sono un arma devastante, supportata da strumenti tecnologici all’avanguardia. Pensiamoci bene quando scegliamo di dare visibilità a un contenuto.



Ma come lo capisco se è giusto condividere un articolo?

Ora io, naturalmente, non so cosa sia giusto condividere e cosa no. Mi piacerebbe però fare una riflessione insieme. Come prima cosa non dobbiamo stare attenti solo alle fake news. Sono uno dei problemi principali, ma è tutta l’informazione ad essere pericolosa. Perché un articolo che “fa trend” ha un grossissimo potere mediatico. Diffidiamo sempre dai discorsi semplicisti, ingannevoli, di parte. Molte notizie cercano di polarizzare l’opinione pubblica, di generare visite ed entrate. Si ritorna sempre lì: tutto gira intorno ai soldi.

Adesso concedetemi un dubbio: spero di sbagliarmi e sinceramente lo desidero con tutto me stesso. Ma avete notato che ricevete molto spesso le notizie fake da fonti di comunicazione diretta tipo Facebook, Instagram, Whatsapp, Telegram? Provate a cercarle su Google: troverete solo smentite. Esistono dei piccoli fenomeni mediatici che fanno girare alcune notizie dalla dubbia autorevolezza, ma sono sempre le smentite a fare più visite, anche ai siti o video che ne parlano seriamente, e di solito non fanno cambiare idea a nessuno.

La mia proposta è che tutti i debunker abbiano siti demonetizzati, quanto meno per una questione di trasparenza. Un sito che si concede la grandissima autorità di dire cosa è VERO e cosa è FALSO, quanto meno lo dovrebbe fare senza un interesse economico dietro, ma questa rimane una mia idea personale. Dire la verità NON è un lavoro. Non valuto i loro intenti perché non li conosco, ma prendersi il potere di scrivere ARTICOLO VERO o ARTICOLO FALSO, non è esattamente il metodo di responsabilizzazione collettiva che mi piace. Ho pensato seriamente di citare Orwell in questa frase, ma alla fine ho deciso di non farlo (dannazione, l’ho fatto). Ci sono molti debunker che stimo, non fraintendetemi, ma è un fenomeno che sta diventando altrettanto preoccupante. Tra i più virtuosi ci sono, a mio parare i fondatori di bufale.net, sito di riferimento nel contesto del fact checking italiano. Ma ho la sgradevole sensazione che stiano nascendo molte copie, molto meno virtuose. Non deve diventare una moda. Ma sono apertissimo a cambiare idea in merito.



Conclusioni

Rimane una cosa certa. La buona informazione è molto più distante del click di cui tutti parlano (me compreso). Le informazioni sono oggetti complessi: contengono spesso idee ed errori.

E’ possibile che ci siano errori anche in questo articolo (di idee ne è pieno). E’ possibile che tutto questo sia solo il delirio dettato da un periodo difficile che sembra non finire mai. Ma dobbiamo essere consapevoli che siamo noi la vera “logica di mercato” del giornalismo contemporaneo. Siamo gli acquirenti e i venditori, siamo le informazioni e gli informatori. Siamo lo spazio pubblicitario e la pubblicità. Tutto è nelle nostre mani. Usiamole bene.

Come sempre ti ringrazio di essere arrivato fino in fondo. Questa volta non ti invito a condividere subito l’articolo, ma a pensarci bene prima di farlo. Secondo me è importante che tutti riflettano su questa tematica, ma il mondo è variopinto di tantissimi colori diversi e sarebbe normale non essere d’accordo su tutto. In ogni caso se vuoi rimanere aggiornato su i nuovi articoli iscriviti al canale Telegram (qui) o metti “Mi piace” alla pagina Facebook (qui). Io ti saluto e come sempre ci leggiamo alla prossima!

📝Autore

Gallottino

Giovane studente di ingegneria informatica. Appassionato di tecnologia e giochi. Collezionista di progetti iniziati e mai finiti. Adora dormire con la scusa di essere un instancabile sognatore.

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