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Scritto in data:  Giugno 28, 2020

Quello che la tecnologia non potrà mai darci (Storia di un esame online)

“Gli esami online non sono esattamente come pensavo. Non ho resistito: queste sono state le mie emozioni.


Alzo gli occhi verso la webcam e prontamente porto il mio tesserino universitario davanti gli occhi in modo che possa essere visibile. Passa qualche secondo e compare il messaggio: “Riconoscimento facciale riuscito”. Controllo se il microfono sta funzionando, ripetendo ad alta voce l’alfabeto. Mi trovo nella cameretta in cui ho vissuto l’infanzia. In modo quasi ironico la vita mi riporta a vivere gli stessi momenti di quando ero bambino: la voglia di sentirmi grande mi portava ad imparare nel modo più veloce possibile ogni novità, come le tabelline o l’alfabeto. Per questo ogni volta che da bambino arrivavo alla “Z” senza interruzioni sorridevo soddisfatto delle mie capacità. Che poi bastasse sapere l’alfabeto per essere grandi, o per diventare ingegnere. C’é bisogno di impegno, dedizione e studio.

E mentre il sistema carica il mio esame ricordo malinconico il mio primo giorno al Politecnico. Era l’inizio di un percorso che solo con il senno del poi riconoscerò come la scelta migliore della mia vita.

Il destino, sempre molto ironicamente, ha deciso che le mie ultime esperienze universitarie chiudessero un cerchio con la mia vita “precedente”: passi anni ad ambientarti in una nuova città, con nuove persone, con nuove materie, con nuovi impegni e tutto si concluderà nel posto che con tanta fatica ho dovuto sradicare dalla mia essenza. Il problema è che tutto questo avviene davanti gli occhi del “Grande Fratello“. Chissà se Orwell si sarebbe immaginato una messinscena di una delle sue opere più importanti proprio durante un esame universitario. Il pensiero di quel grande Occhio che tutto guarda e tutto sa è sempre presente, ancor di più quando abbassando la testa, l’esame si interrompe e compare sullo schermo questo messaggio: “Impossibile riconoscere il viso, per favore guarda lo schermo”. Mi è successo due volte.

Detta cosí potrà sembrare anche normale: bisogna controllare se noi studenti ne approfittiamo. Come se non potessimo farlo in ogni caso. Eppure quella webcam mi é entrata dentro. Non si limitava a guardarmi, mi trafiggeva la testa. La sentivo pesante dentro di me, scrutare nella mia mente chiedendosi se davvero avessi studiato per quell’esame. Ad un passo dalla laurea ho sentito in tutta la sua forza la mancanza di fiducia, forse giustificata, forse no, di un sistema il cui unico obiettivo dovrebbe essere quello di formare le mie competenze preparandomi ad affrontare dignitosamente questo mondo così maledettamente competitivo a cui ci stiamo pian piano abituando.

Ma per questa sfida non sono pronto. Qualcuno obbietterà che se non hai nulla da nascondere non dovrebbe essere un problema se una webcam e un microfono tracciano tutto quello che fai nella stanza. Il compromesso, infatti, é necessario: stiamo uscendo da una pandemia che ha fatto e sta facendo centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo, non dimentichiamocelo.

La tecnologia ci viene in aiuto e come sempre diventa veicolo per creare nuove possibilità: gli esami universitari direttamente da casa. Con ogni probabilità se avessero detto al Davide del passato che avrebbe fatto i suoi ultimi esami direttamente dalla sua cameretta ridendo avrebbe farfugliato: “Beh, almeno non devo neanche alzarmi dal letto”. Ma non è così semplice. Le emozioni che ho perso e le paure che sto guadagnano rovinano tutto. Non dobbiamo mai scordarcelo: la tecnologia ci aiuta a vivere meglio, ma non è in grado di sostituire le esperienze reali.

E sono proprio quelle esperienze a mancarmi durante questo esame. Trafitto dallo sguardo sempre attento del Grande Occhio, neanche stessi vagando nelle Terre di Mordor per distruggere l’Unico Anello, non trovo lo sguardo dei miei compagni. L’esame diventa un esperienza personale, quasi intima, dentro la propria camera. Senza confronti, senza emozioni, senza calore umano. Solo un computer che ti osserva e aspetta una risposta. Eppure la cosa che mi è mancata di più è stato scrivere, con la penna, con la mia scrittura. Far vedere nella confusione dei calcoli, controllati mille volte e sempre con quel maledetto”-” che doveva essere un “+”, l’ansia e l’agitazione che uno degli ultimi esami porta inevitabilmente con sé. Queste lettere così perfette non mi rappresentano, non sono io, non è il mio esame.

E qui arriviamo ad un altro grosso problema degli esami online: la depersonalizzazione. Durante i miei esami ho sempre aggiuno disegni, appunti, note accanto ai miei calcoli. Ho sempre parlato direttamente al professore. Non ho mai lasciato che fossero solo i miei calcoli a comunicare le mie conoscenze. E’ un approccio particolare, magari atipico, ma che negli anni ha sempre dato i suoi frutti. Perché ci sono vari modi di sbagliare e comunicando le tue riflessioni, la valutazione sarà sempre più vicina a quello che effettivamente meriti. In questo esame non ho potuto comunicare. O almeno non come faccio di solito.

Il timer scorre incessantemente, l’Occhio continua a fissarmi e sento la vita fuori casa scorrere normalmente. Durante un esame ho sempre fermato il tempo. Ma in questa condizione sembra impossibile non accorgersi che sta scorrendo. Il tempo è un mio acerrimo nemico da quanto ne ho memoria. Se ne uso poco faccio errori superficiali, se ne uso troppo finisco per mettere sempre in discussione tutto. Polemizzo anche con me stesso. Per evitare tutto questo negli anni ho inconsciamente imparato a fregarmene. Che conta quanto tempo manca? Conta solo che sono soddisfatto di quello che sto scrivendo. Questa volta non ce l’ho fatta. Dannato timer.

Controllo per l’ultima volta il timer. Lo avrò gestito bene il tempo? Devo ricontrollare? Lascio tutto così? Spinto dalla voglia di finire questo dannato esame premo il pulsante “Consegna”. La webcam si spegne e rinizio a respirare. L’esame l’ho fatto. Ora non resta che aspettare. Per fortuna proprio dietro di me c’è il mio letto in cui da sdraiato posso ripensare a quanto questi anni di studio mi rimarranno sempre nel cuore.

Grazie di essere arrivato fino in fondo, come sempre, se vuoi seguirmi per sapere il futuro di questo blog, ti lascio i link per la pagina Facebook(qui) e il canale Telegram(qui). Per chi mi segue da un po’: ti avevo promesso degli articoli che non sono arrivati. Ti chiedo scusa, ma prossimamente recupererò tutto. Ci leggiamo alla prossima, e chissà, prossimamente potrebbe arrivare anche qualche novità.

📝Autore

Gallottino

Giovane studente di ingegneria informatica. Appassionato di tecnologia e giochi. Collezionista di progetti iniziati e mai finiti. Adora dormire con la scusa di essere un instancabile sognatore.

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